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A capo

Communication

Imponderabile e soggettivo. Me verso San Paolo

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La notte invertita per pensare gli alberi

Non ci dicono com'è che a un certo punto si depongono le armi. Siamo noi che dobbiamo raccontare com'è. Com'è che dove alcuni suggeriscono di essere pazienti, altri parlano del rischio di diventare bersagli immobili ('Non sarò avventata?'. 'No...').


Non ci raccontano com'è che si depongono le armi. Stamattina mentre scrivevo una storia avevo la storia addosso a me.

Sempre presente. Io. Non sono - più - libera di scegliere. Le ultime gocce di sangue? Se ce ne sono due, allora faccio con una, perchè alla vita non si rinuncia, e nemmeno alla sua. E qui è una bestemmia, una mancanza di rispetto per tutti quelli che dormono sul ciglio della strada, scegliere di morire senza aver rischiato di farcela. Tragitto fatto tutte le mattine da casa alla redazione. Li guardavo, accovacciati, e era prima di raccontare una storia. Mi facevano pensare al fuso orario, a quanto tutto sia capovolto. E anche io lo sono, dall'altro lato di una sfera che gira. Quando mi metto sul letto la sera è notte fonda lì, notte fonda, e mentre io gioco davanti a uno schermo c'è chi sta dormendo. Quando cammino per la strada la mattina c'è il sole che picchia in testa e gente concitata che va a lavorare (oggi nuvole. Tante). E ci sono anche quelle persone stese lì a terra che dormono tra cartoni e lenzuoli arrangiati. La notte e il giorno invertiti anche qui, sembra.


Ci sono così tante cose da raccontare. Per esempio che qui usano magina! (che però suona alla toscana come un 'majjjina') per dire esattamente come noi ma t'immagini! E poi dicono oi gente! (che però suona come un 'ohi jjjenci') per dire esattamente come noi diciamo Oh gente! E poi il saluto, anche all'estraneo, che si fa con l'abbraccio e un bacio sulla guancia, rigorosamente uno e sulla guancia sinistra. L'estate per loro è fredda e l'inverno è caldo, inizia ora qui l'autunno e mi spiego meglio la gioia di un Carnevale a febbraio. Da ieri la temperatura è scesa da 30 a 12 gradi. A San Paolo è così. Come è solo di qui la pioggerellina fitta fitta che sembra nebbia condensata, una nuvola che scende all'improvviso e non ti fa aprire l'ombrello, tanto è fina e nuvolosa che neanche la senti. Solo che poi arrivi a casa e sei zuppa fradicia. Piove sempre alle quattro. E quando decide di piovere la sera, tu sei al riparo. La pioggia della sera generalmente ti vuole bene. Il saluto con abbraccio e bacio a sinistra, sempre. Poi però attraversi la strada e ti mettono sotto come se fossi una formica e in metro non usano farti scendere dalla carrozza prima di salire loro. E non guardano davanti a sé quando camminano per strada, ti vengono addosso perchè guardano a terra, o comunque stentano molto a cambiare tragitto. Se dell'America latina avevo un'idea comunista della dittatura, qui in Brasile la dittatura c'è stata, ma era di destra. I ricchi sono davvero tanto ricchi e i poveri non stanno ai margini della loro città, ma nella strada accanto alle case dei ricchi. Il centro non è più sicuro perchè più visitato dai turisti: la notte quando lo attraversi sembra di stare in una città fantasma, come se ti capitasse di vedere le bellezze di Piazza Navona con ai suoi piedi soltanto barboni, diseredati, che dormono o fanno lunghe file davanti ai furgoni assistenziali per avere qualcosa da mangiare. E tutto sembra arte splendida e dormiente con loro che la abitano. Solo loro e il pericolo della crackolandia agli angoli lì accanto. Le strade: le strade sono arene dal tema unico. Una strada di soli negozi di mobili, una strada di soli negozi di strumenti musicali, una strada di soli abiti da sposa. Una strada di soli negozi di lampadari. Strade intere. A tema unico. Il caffè ha lo zucchero. Sempre. E le sigarette sotto le grondaie dei locali all'aperto non si possono accendere. Le sigarette costano pochissimo. La politica antifumo non si sa come possa aver funzionato qui e non in Italia. Studierò meglio. Da quartiere a quartiere cambia l'accento e sembra di sentir parlare un'altra lingua. I dolci sono davvero dolci, miele e noccioline, da servire sempre comunque e dovunque come sempre e dovunque. E poi qui trovi il...

 

Non ci raccontano com'è che a un certo punto si depongono le armi, eppure non ci siamo arresi. Non ci raccontano com'è che abbiamo smesso di ammazzare l'odio altrui e si tiene addosso solo un dolore che non ci protegge da niente. Non ci raccontano com'è che si piange per strada, come si passa e con che cuore si sfiorano i lenzuoli sporchi dei barboni, con la musica nelle orecchie e le parole da dire rimaste in gola. Non ci dicono com'era la storia del non trovare in loro la tristezza, perchè loro dormono un sogno che non sai. Non ci dicono come abbiamo imparato la storia della miseria vera e dei miserabili, che ti rende triste. Non ci dicono quanto buchi nella pancia tutta la chiarezza conquistata a forza di amori fatti a pezzi, non ci raccontano gli anni stesi come trapunte sulla strada, da regalare a quei dormienti silenziosi. Non ci dicono quanto pesi la solitudine della consapevolezza, quando tutto ti sembra facile e vorresti solo giocare, restare perchè non è la strada a farti paura, ma non puoi spiegargli le regole del gioco con cui sei nato e che sono naturali per te, come bere un bicchiere di latte caldo appena te lo posano davanti sul tavolo. Non ti raccontano, sono superbi, sei te che devi raccontare com'è e sperare che non pensino di te altrettanta superbia. Non ti dicono com'è che sai della fatica, che la conosci bene, che sai che 'non sempre è facile', eppure non gli spieghi nemmeno com'è che ora tutto lo è. E se ti alzi in piedi e apri una finestra, non è per offenderli o giudicare una mancanza di accortezza, ma perchè l'aria ossigenata fa bene a tutti. C'è da cambiare. C'è da smettere di essere bersagli immobili.


Non si fa la carità a San Paolo, è un'offesa. Si può dare qualcosa da mangiare a una persona che non ne ha. Ma non si fa la carità in denaro. Mai. Questione di dignità e di sicurezza pubblica. Tutto torna. Anche se ci sono le contraddizioni del fritto bollente in spiaggia con 40 gradi nell'aria.


Non ce lo raccontarono, non ci raccontarono la storia. La raccontiamo ora noi, al semafori della strada, perchè ne abbiamo vissuta una. E questa storia... a volte me lo chiedo. Come gliela vado a raccontare? Non è vero che mi sento un'aliena nel mio paese. Mi sento aliena a tratti, ma sono sempre meno gli artefici dell'imbroglio. Si riducono i caffè. Si riduce tutto, per rispetto anche di quel tavolo in cui ti fermasti a pensarmi e trovasti le parole da scrivere, mentre bevevi da solo un caffè.


Stamattina era densa come la pioggia di nebbia. Era densa anche la strada, tantè che l'ho fotografata.


L'ho fotografata mentre mi piovevano addosso gli alberi coperti d'edera. Ferma al semaforo. Pochi secondi. La foto non è un granchè, ma ora ho solo l'idea degli alberi da condividere.


Stamattina era così densa che ringrazio ancora un caro amico della playlist che mi ha regalato per poter buttar giù il groppo in gola e mettere insieme i pezzi di una storia. Ringrazio le mani di fata operosa che hanno scritto dire a mia volta “forse ti ho trascurato, mi dispiace”. Non erano per me quelle parole, ma sai, amica mia, le ho prese in prestito per disegnare la strada del rientro a casa stasera. Pesavano i passi come macigni.


Mi chiedono qui tutti i giorni come io stia: 'Tudo bem Carla?'. E vorrei togliergli di dosso la preoccupazione, perchè sto come sta un pesce (che per la verità mia e di altri è rosso e si chiama Capodoglio) nell'acqua. Nuoto, sto tutta dentro a quest'acqua. Lascio sedimentare a volte, divento silenziosa, mi faccio da parte per scrivere, per pensare e legare i pensieri a quello che si muove qui intorno e dentro la mia pancia. Non sto male. Ogni tanto, sai... un po' di tristezza, ma non è saudade.


Non ti dicono com'è che sei arrivato ad avere la capacità di spiegare anche una cosa simile, quando ti chiedono se va tutto bene. Non ti hanno detto la fatica che a volte occorre a mettere in fila parole. La raccontiamo noi questa storia, che ci siamo in mezzo.


E pensavo, al rientro, davanti allo stesso semaforo: se scrivi è anche perchè sai del coraggio, ma non solo. Sai del coraggio e anche della fragilità. Sai della fragilità del sorriso, e hai anticipato di cortine d'anni raccontando la storia prima che fosse stesa come una trapunta ai piedi dei dormienti sulla strada. Da sempre, basta solo uno sguardo. E tutto il tempo che serviva per arrivare fin qui non sono le 12 ore di volata in aereo, ma gli anni luce impiegati a trovare il nome delle cose, il nostro nome compreso. Hai anticipato la storia delle lacrime con la filastrocca dello zero. Hai anticipato senza farlo, perchè quando sai chi hai davanti, viaggi alla velocità della luce... allora valli a trovare gli anticipi.


Non ci hanno detto della resistenza. Dei digiuni e del pane che non basta anche se sei pieno. Del the nella tazza col fondo troppo alto per poter leggere il residuo di polvere come fanno i maghi. Non ci avevano detto che tanti non avrebbero capito. E che ci avrebbero tradito per non aver realizzato le promesse prima ancora che ce ne facessero una.

''Tu me lo devi di essere felice''.


Non ci avevano detto che la ricerca coi suoi sempre e i suoi mai ha angoli appuntiti a volte, non ci hanno detto che siamo troppo incoscienti per averne paura e rischiamo la testa ogni volta. Perchè non si impara mai.

''Siamo belli e non moriremo mai''.


Non ho con me il messaggio che arrivò un giorno che ero al mare. Ricordo che parlavi del coraggio. E ora so che nelle parole che arrivano ogni volta, sai anche della fragilità del mio sorriso. E non trascuri il tempo di un pensiero.

 http://www.youtube.com/watch?v=dhHKfSFGdUI

c'è una casa costruita in pietra
pavimenti, pareti,davanzali delle finestre in legno
tavoli e sedie rivestiti tutti di polvere
questo è un posto dove non mi sento solo
questo è un posto dove mi sento a casa

e ho costruito una casa
(...)

e ora è tempo (...)


fuori nel giardino
c'è un albero vecchio come me
i rami erano ricamati del colore dell'erba
il terreno si era alzato e aveva superato le sue radici 

tra le crepe della corteccia mi ero arrampicato in cima
mi ero arrampicato sull'albero per vedere il mondo
quando le folate vennero attorno per soffiarmi a terra
mi sono tenuto stretto come tu ti sei tenuta a me


e ho costruito una casa
(...)

e ora è tempo (...)